Da una parte vi è l'esigenza di sviluppare le abilità individuali e contemporaneamente garantire un livello prestativo adeguato all'età e al livello dei ragazzi, considerando che la squadra partecipa a un campionato dove tutti (società, ragazzi, genitori) vogliono fare bella figura.
Non si tratta di obiettivi semplici da raggiungere considerando che non sempre si hanno tutti i ragazzi al campo, si possono effettuare al massimo tre allenamenti e che spesso si hanno a disposizione spazi ridotti.
Dall'altra parte, e mi riferisco a coloro che lavorano con i bambini e i ragazzini della Scuola Calcio, il numero di sessioni è spesso ancora minore e i gruppi non sono quasi mai omogenei.
Tutte queste difficoltà impongono di lavorare con una capacità di adattamento non indifferente che impone, per poter fare della qualità il proprio obiettivo, grandi competenze su diverse aree.
AVERE LE IDEE CHIARE E' UN PRESUPPOSTO IMPRESCINDIBILE
Partendo dai presupposti appena descritti, mi sono e ci siamo chiesti: quali conoscenze deve avere l'allenatore / istruttore che lavora con i giovani?
La risposta che ci siamo dati è che il tecnico deve maturare grandi competenze per ciò che concerne lo sviluppo delle qualità individuali.
Per qualità individuali intendo:
a) intanto le abilità tecnico-tattiche (smarcamento, presa di posizione, ricezione, difesa di palla, passaggio, ecc);
b) le capacità fisiche (abilità motorie, velocità, rapidità alle quali nel corso degli anni si aggiungono forza, resistenza, flessibilità);
c) le doti cognitive (consapevolezza spaziale, scelte e tempi di gioco, reazioni rapide)
d) la mentalità per performare (saper produrre prestazioni di alto profilo in situazioni di pressione è una cosa che il ragazzo deve sviluppare e apprendere nel corso degli anni);
In aggiunta a tutto questo il ragazzo e il ragazzino deve, step by step, avere le capacità di riuscire a performare nel collettivo (i giocolieri, bravissimi tecnicamente ma che non sanno appunto riconoscere le situazioni di gioco, rimangono giocolieri e non sono giocatori).
Per questa ragione banale l'allenatore e, almeno in parte, anche l'istruttore deve possedere conoscenze approfondite per ciò che concerne l'organizzazione del collettivo.
Occorre:
a) destrutturare il ciclo del gioco in contesti tattici specifici;
b) conoscere le modalità di sviluppo dell'azione (fasi e sottofasi);
c) saper trasferire ai ragazzi le conoscenze per occupare gli spazi.
Anche in questo caso le informazioni da possedere e somministrare sono tutt'altro che banali.
In aggiunta a tutto ciò c'è probabilmente l'aspetto più rilevante che riguarda la metodologia di allenamento della quale facciamo, a seguire, un accenno.
ANCHE MANIPOLARE LA METODOLOGIA E' TUTT'ALTRO CHE SCONTATO
Diamo per assodato che il tecnico conosca non solo la tipologia ma anche le forme più importanti di tutti gli aspetti tecnico - tattici da curare a livello individuale, sia in fase offensiva (dalla presa di posizione al tiro in porta, passando per smarcamento, ricezione, dominio, difesa di palla, passaggio, guida, dribbling) che di opposizione (dalla presa di posizione al contrasto passando per marcatura, anticipo, intercetto, respinta, duello).
Diamo per scontato che l'allenatore sappia destrutturare il ciclo del gioco in contesti tattici specifici (almeno 10, considerando le 4 situazioni a squadre schierate, le 2 battaglie sulla transizione e le 4 situazioni in transizione) e organizzare le fasi della manovra offensiva e della contrapposizione (ciò in piccolo vale anche nelle partitine 7 contro 7, dove comunque il ragazzino è impegnato a riconoscere il gioco).
Tutto ciò non è sufficiente se intanto non si è in grado di sfruttare gli acceleratori dell'apprendimento (ripetitività, adeguatezza, coinvolgimento in particolare), se non si è in grado di valutare l'impatto che la proposta ha sulle diverse tipologie di carico (tecnico-tattico, cognitivo, fisico e prestativo) e se non si riesce a cogliere l'essenza del lavoro in funzione dell'obiettivo che ci siamo posti.
Dopo di che la tecnica va implementata e sgrezzata (nei Primi Calci), resa consapevole (nelle fasce pre-agonistiche) e resa funzionale (nelle categorie agonistiche) fino a farla diventare prestativa (ovvero correlata a ruolo e funzioni negli ultimi anni di settore giovanile).
Ecco quindi che le competenze e le conoscenze che il tecnico deve possedere sono numerose e allo stesso tempo occorre riuscire a essere flessibili, considerando che non avremo sempre tutti i ragazzi presenti, non avremo il campo intero a disposizione, non sempre il fondo del terreno di gioco è perfetto.
E' importante avere la capacità di semplificare la complessità per non perdersi e raggiungere gli obiettivi (che sono naturalmente diversi in Attività di Base, Pre-Agonistica e Agonistica).
Per fare ciò l'unica strada è conoscere a fondo la materia.
Solo chi è realmente competente ha la visione di ciò che fare e come farlo.
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